Il Nagorno Karabakh, l’aggressione azera al popolo armeno e al suo diritto all’autodeterminazione
Il Nagorno Karabakh (Artsakh) è una regione abitata da armeni che fu arbitrariamente assegnata all’Azerbaijan da Stalin nel 1921. Da allora, per tutto il secolo e fino al 1991, le autorità sovietiche dell’Azerbaijan non solo non hanno mai fatto nulla per sviluppare la vita sociale, culturale ed economica della regione ma, al contrario, hanno applicato una sistematica politica di epurazione etnica nei confronti degli armeni. Durante la caduta dell’URSS, nel 1991, la popolazione armena del Karabakh/Artsakh si è avvalsa di un procedura prevista dalla legge sovietica e ha dichiarato la propria indipendenza dall’Azerbaijan. Nei seguenti tre anni, fino a un fragilissimo cessate il fuoco, gli armeni del Nagorno Karabakh hanno subito da parte degli azeri, incapaci di accettare l’autodeterminazione di un popolo, importanti attacchi militari che hanno provocato almeno 30.000 morti. È importante ricordare che dopo l’indipendenza del 1991 sono le autorità del Karabakh ad aver garantito la sicurezza e la prosperità culturale ed economica dei loro abitanti senza mai contare su nessun aiuto da parte di Baku che, come prevedibile, ha esclusivamente alimentato una retorica volta ad instillare nella popolazione l’odio e la volontà di annientamento degli armeni del Nagorno. L’instabilità politica della regione degli ultimi 30 anni è oggi ulteriormente messa a repentaglio dagli interessi di controllo di Mosca e di Ankara. Proprio per questo il presidente turco Erdogan, nemmeno velatamente, ha schierato diversi mezzi a favore dell’esercito azero che, con l’offensiva lanciata lo scorso 27 settembre e tuttora in corso, sta perpetrando una durissima e atroce aggressione nei confronti della popolazione civile armena del Nagorno Karabakh. Dalle notizie frammentarie che provengono dalla regione si può confermare che l’attacco azero agli armeni sta avvenendo in perfetta violazione di ogni principio dell’ordinamento giuridico internazionale a tutela dei diritti umani.
Allo stato attuale delle cose, e malgrado l’accordo di cessate il fuoco del 9 ottobre, gli spietati attacchi azeri stanno continuando senza tregua costringendo la popolazione armena a fuggire dalle proprie case o a vivere costantemente confinata in bunker sotterranei. I Governi e i media occidentali osservano silenti l’aggressione da parte delle forze azere, coadiuvate dall’esercito turco e da jihadisti assoldati da Erdogan. Gli interessi strategici in gioco e la necessità di riconquista territoriale da parte dell’Azerbaijan hanno creato una situazione di stallo tra le forze occidentali che restano colpevolmente immobili. Anche la Russia tarda incomprensibilmente ad intervenire come sempre ha fatto. Non bastano gli appelli al cessate il fuoco e le minacce di ritorsioni economiche. Nonostante le forti pressioni di Baku a livello internazionale a favore del proprio intervento, la comunità internazionale deve finalmente prendersi la responsabilità di permettere il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione degli armeni del Karabakh come unico modo per garantire la loro sicurezza, condannando con forza i ripetuti attacchi delle forze militari della Repubblica dell’Azerbaijan contro il Nagorno Karabakh (Artsakh). È necessario, inoltre, che la comunità internazionale, a partire dal nostro Consiglio federale, si attivi per fare tutto il possibile per sostenere il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e in particolare delle Convenzioni di Ginevra, di cui la Svizzera è depositaria. Va insomma sostenuto un processo di pace che miri a una soluzione giusta e sostenibile nel Caucaso meridionale, nel rispetto dei diritti di tutti i popoli della regione. Ad oggi, gli enormi intessi occidentali e soprattutto europei nei confronti del petrolio e del gas azero dell’azienda statale SOCAR (State Oil Company of Azerbaijan Republic) sembrano alimentare il colpevole silenzio della comunità internazionale. Così facendo il vecchio continente (compresa la Confederazione) sta in pratica acconsentendo all’attacco e la violenza contro il popolo armeno. È necessario e auspicabile un cambio di paradigma che faccia sì che l’Europa, il principale partner commerciale dell’Azerbaijan, possa proprio per questo motivo passare a un ruolo attivo e determinate nella mediazione. L’unica strada possibile, oggi, è la ricerca di una soluzione diplomatica a favore dell’autodeterminazione di un popolo da troppo tempo afflitto dalla violenza e dall’incertezza.
avv. Rupen Nacaroglu
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