Gli indipendenti corrono soli

Ci avete sempre fatto sentire importanti. Avete ripetuto che noi, gli indipendenti, rappresentavamo un tassello fondamentale del tessuto economico.

Ci avete sempre fatto credere nell’imprenditorialità come in un valore forte del sistema e, quando forse faceva comodo a qualcuno, avete confezionato degli incentivi per stimolare a fare il grande salto chiunque avesse iniziativa o qualche buona idea.

Noi, entusiasti ed inebriati dall’ideale di essere i padroni di noi stessi, non abbiamo esitato. Ma non era un salto nel vuoto. Eravamo consapevoli sin dall’inizio che il rischio da correre non era solo economico e che c’era un pericolo più grande: quello della solitudine. La solitudine nelle scelte, nelle responsabilità, nella buona e nella cattiva sorte.

Ma tutto ciò faceva parte del gioco e l’abbiamo sempre accettato a denti stretti sfoggiando il ghigno della caparbietà.

Chi ha scelto questa strada ha ben impresse queste sensazioni, fatte di orgoglio, senso di sfida ma soprattutto di un impagabile soddisfazione per le proprie conquiste, piccole o grandi. Prima tra queste, senza ipocrisia, qualche soddisfazione economica, anche se non per tutti, ma sempre a fronte di sacrifici enormi che, se presi uno per uno, avrebbero magari fatto ripensare a certe scelte.

Perché gli indipendenti non sono solo avvocati, medici, dentisti, ma sono anche parrucchieri, fotografi o esercenti: professioni nelle quali spesso più che i guadagni si contano le ore di straordinario.

Ma l’imprenditore di sé stesso è necessariamente ottimista per natura; e chi oggi ha raggiunto una certa serenità si gode con meritato orgoglio una soddisfazione che spazza via il ricordo di ogni sacrificio. Come è giusto che sia. Per molti queste conquiste si sono trasformate in un appartamento di proprietà o un figlio in più.

Nessun lusso, nessuno sfoggio ma solo qualche meritata comodità che va comunque mantenuta con i frutti del lavoro e che si poggia sempre su un equilibrio delicato fatto di somme e sottrazioni.

L’indennità prevista per gli indipendenti durante questa crisi è uno schiaffo a queste ambizioni, a questi sacrifici e a queste conquiste. E questa situazione rischia oggi di impattare con violenza su di una categoria che ha sempre generato benessere a suo rischio e pericolo, dando più di quanto ha ricevuto.

Per questa ragione occorre uscire immediatamente da questa impasse e mettere in atto dei correttivi. Altrimenti le conseguenze – non solo economiche ma anche sociali – saranno pesantissime. Siamo abituati a correre da soli, alla stregua di ciclisti in fuga. Oggi, proprio quando inizia la salita, ci guardiamo indietro e non vediamo nessuno. E mentre i nostri gregari confabulano sui comodi banchi del Consiglio federale, noi ci alziamo sui pedali: siamo comunque in testa e ce la faremo.

Rupen Nacaroglu, Consigliere comunale a Lugano